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Scrivendo il tempo: dinamiche ed evoluzione delle strategie dell'IPCC nella comunicazione del cambiamento climatico

Tipologia
Progetti ordinari
Programma di ricerca
Ricerca Locale
Ente finanziatore
Università di Torino
Budget
7.106,58 €
Periodo
06/04/2016 - 05/04/2018
Responsabile
M. Cristina Caimotto

Partecipanti al progetto

Descrizione del progetto

Il progetto ha l’obiettivo di analizzare le strategie comunicative attraverso cui l’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) parla del cambiamento climatico. Il linguaggio utilizzato per descrivere e per parlare del clima certamente influisce su come le questioni relative al cambiamento climatico vengono percepite dalla popolazione. Secondo Szerszynski (2010, 10) le modalità cognitive che accompagnano lo studio scientifico del cambiamento climatico antropogenico imprimono una forza narrativa in cui la capacità di controllare i cambiamenti a fini analitici si trasforma nella capacità di tenerli sotto controllo. Ne consegue la tendenza attuale a cercare una soluzione di tipo tecnico ai problemi provocati dai cambiamenti climatici e, di conseguenza, la necessità di ridurre i consumi si sposta in secondo piano.

Il lavoro di Clark e York (2005) chiarisce bene il collegamento tra i danni legati alla crescita senza confini del sistema capitalista e il cambiamento climatico. Essi spiegano come qualsiasi soluzione mirata alla conservazione ambientale che non preveda l’interruzione della crescita infinita richiesta dal meccanismo di accumulo di capitale è destinata al fallimento: si tratta della seconda contraddizione del capitalismo postulata da O’Connor (1988).

Diventa allora evidente l’importanza di uno studio approfondito delle narrazioni che accompagnano le questioni ambientali e climatiche. Come sottolinea Lakoff (2010), al movimento ambientalista manca un framing coerente, semplice e diretto e, senza un framing e una narrazione ben costruite e chiare, è difficile se non impossibile influire sulla percezione dei pericoli che il cambiamento climatico comporta e promuovere quindi il profondo cambiamento culturale necessario. Inoltre è importante tenere conto dell’importante influenza che il metodo scientifico di un organismo centrale quale è oggi l’IPCC avrà e ha ripercussioni non solo sulle scelte che riguardano il cambiamento climatico – e quindi legate alla sopravvivenza dell’umanità – ma anche su cosa diventerà la scienza, in conseguenza di un tipico effetto a cascata.

Entrando più specificamente nel merito delle dinamiche, dell’evoluzione e dei cambiamenti della comunicazione dell’IPCC è importante prima di tutto capire quale funzione esso svolge come istituzione. Il presente progetto guarda all’IPCC come a una macchina di comunicazione, ruolo che chiaramente supera i confini dell’organismo puramente scientifico e apre scenari complessi dal punto di vista delle implicazioni politiche, ontologiche e egemoniche. Ci troviamo quindi di fronte a quella che Foucault (2014) chiamerebbe una “battaglia di veridicità”: sono in gioco le concezioni che abbiamo della scienza e della sua affidabilità, questo è uno degli aspetti fondamentali da comprendere per poter spiegare l’esistenza così numerosa di negazionisti.

Il presente studio mira all’osservazione e analisi delle strategie comunicative che sono presenti, a volte in modo non evidente, nei testi dell’IPCC e mirano al raggiungimento di un equilibrio che risponda alle varie critiche che l’organismo riceve da più parti. Esistono infatti critiche che negano i fondamenti scientifici su cui si basano le conclusioni dell’IPCC ma esistono anche critiche di segno opposto volte a evidenziare l’eccessivo ottimismo e più inclini a una prospettiva di caos climatico, ormai già al di là di ogni possibile controllo o soluzione.

Dal punto di vista linguistico è interessante osservare le scelte che influiscono sulla percezione delle questioni trattate e contribuiscono allo sviluppo di determinate narrative. A titolo esemplificativo si possono elencare le scelte lessicali e l’uso di espressioni metaforiche; gli aspetti grammaticali riguardanti l’uso dei verbi nella formulazione di previsioni per il futuro e l’uso di modali. Basti pensare all’affascinante complessità della parola “tempo” in italiano comunemente usata per parlare del tempo atmosferico (weather) ma chiaramente collegata al concetto di tempo (time) e usata anche per parlare dei tempi verbali (tenses). Come evidenziato da Szerszynski (2010, 24), molte delle parole europee che traducono “weather” hanno come radice parole legate al tempo (time). I documenti dell’IPCC pongono importanti questioni di tipo lessicale e comunicativo: un chiaro esempio è rappresentato dalle scelte per indicare la scala di probabilità e i livelli di rischio.

All’interno di questa complessa macchina di comunicazione, la produzione di studi e evidenze scientifiche passa attraverso una scrittura della scienza rigidamente regolata da linee guida che forniscono indicazioni anche riguardanti le scelte lessicali e le strategie di framing (IPCC, 2010).

Ultimo aggiornamento: 03/09/2019 10:05
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