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L'Europa e la paura. Discorsi, immagini e lessici (sec. XVIII-XXI)

Tipologia
Progetti ordinari
Programma di ricerca
Ricerca Locale
Ente finanziatore
Università di Torino
Budget
22.440 €
Periodo
06/04/2016 - 05/04/2018
Responsabile
Prof. Manuela Ceretta

Partecipanti al progetto

Descrizione del progetto

Il progetto di studio L’Europa e la paura, promosso da alcuni membri del Centro dipartimentale di studi sull’Europa TO-EU, e da altri afferenti al Dipartimento, affronta il problema della paura nell’Europa moderna e contemporanea, secondo una prospettiva interdisciplinare e di lungo periodo, dal Settecento, epoca di secolarizzazione della paura, fino a oggi. Il tema della paura in sé non è nuovo ed esistono pregevoli studi che lo hanno affrontato da differenti prospettive disciplinari. Basti pensare agli ormai classici lavori di Delumeau, La peur en Occident (1978), di Shklar, The liberalism of Fear (1989), di Berchtold & Porret, La peur au XVIIIème siècle (1994) e ai più recenti studi di Robin, Fear. The History of a Political Idea (2004), di Bucheron & Robin, Les exercises de la peur. Usages politique d’une emotion (2015) e di Wodak, The Politics of Fear (2015). È evidente, tuttavia, che negli ultimi anni si sta assistendo in Europa a un riemergere prepotente del tema della paura, che occupa il dibattito pubblico e politico: esso riecheggia e si moltiplica attraverso i media e sta alimentando riflessioni e discussioni sui valori dell’Europa, sui suoi confini e, più in generale, sulla tenuta del progetto europeo di fronte alle sfide globali. Da più parti si sentono discorsi che sostengono essere l’Europa in guerra non soltanto al di fuori dei suoi confini nazionali, ma anche all’interno, dove sono tornate a profilarsi paure vecchie (come la povertà o malattie che si credevano definitivamente debellate) e si sono affacciate paure nuove (come il terrorismo o l’integralismo religioso), in un crescendo di incertezza e di insicurezza, di cui la letteratura è stata un veicolo e una cassa di risonanza importante (Houllebecq, Soumission 2015). Non è un caso che fra le pubblicazioni più recenti sul tema si abbiano gli scritti di personalità che provengono non solo dal mondo della cultura e della scienza, ma anche dal mondo dell’economia, della politica e del giornalismo (Tremonti, La paura e la speranza. Europa, la crisi globale che si avvicina e la via per superarla (2009), Garton Ash & Franceschini, Perché diventare europei fa paura ai cittadini dell’Europa? (2013) e Fürstenberg, Chi ha paura di Tariq Ramadan? L’Europa di fronte al riformismo islamico (2007).

Inserendosi nel quadro degli studi sulla storia delle emozioni e, più in generale, nella discussione attuale sulla paura e sullo scontro delle civiltà, il progetto ha l’obiettivo di portare alla luce non solo i meccanismi di costruzione e di uso politico della paura, intesa come fenomeno collettivo, ma anche di ricostruire una sorta di lessico delle paure in Europa, capace di dare conto delle trasformazioni e delle continuità, delle paure vecchie e di quelle nuove, del permanere e del trasformarsi delle loro rappresentazioni e degli immaginari a queste collegati. Scopi della ricerca sono: a) interrogarsi sull’eventuale presenza di paure specifiche, tipiche dell’Europa, legate cioè alla storia del Vecchio Continente e ai fattori politici, religiosi, sociali che la condizionarono nel corso degli ultimi secoli, dai sussulti liberali, fino alla cosiddetta guerra dei trent’anni del xx secolo, dai comunismi di ieri fino al terrorismo di oggi; b) identificare le eventuali fasi di svolta che condizionarono il mutamento delle paure, dei discorsi, delle immagini e dei lessici della paura, individuando gli eventi che hanno modificato l’Europa, le Europe, e le paure che hanno braccato e braccano il continente; c) studiare chi e come costruisce la paura, come si diffonde (e chi la diffonde), con quali contenuti e strategie discorsive, con quali strumenti, con quale lessico e con quali immagini; d) capire come si esorcizza la paura indagando come l’Europa abbia tentato con maggiore o minore successo di esorcizzare le sue paure, in primis quelle derivate dai conflitti mondiali; e) analizzare le tradizionali eppure di volta in volta rinnovate paure di morte, di malattia, di povertà e d’insicurezza, sempre incombenti sulle società europee tradizionali, ma persistenti e per molti versi cresciute con lo sviluppo moderno.

Sul piano del metodo, il problema della paura sarà studiato in prospettiva storica, dando cioè profondità storica al linguaggio delle emozioni e prestando particolare attenzione alle trasformazioni linguistiche e lessicali che hanno accompagnato i mutamenti storici, sociali e ideologici. Il tema sarà osservato e declinato tenendo conto delle diverse competenze dei membri del gruppo, storici tout court, storici delle istituzioni e del pensiero politico, linguisti, politologi.

Innovazione rispetto allo stato dell'arte

Il tema della paura è stato indagato a fondo e da discipline fra loro molto distanti. Ciascuno dei membri del gruppo si confronterà con le diverse prospettive e i relativi dibattitti storiografici a partire dalle peculiarità del proprio ambito disciplinare, tenendo presente il medesimo perimetro geopolitico, l’Europa, nel suo trasformarsi attraverso i secoli. Sono innovativi: lo sfondo esclusivamente europeo dell’indagine, scelto nell’intento di comprendere se esista o sia esistita una specificità europea riguardo agli immaginari e ai lessici della paura e alle costruzioni e agli usi politici della paura; l’approccio interdisciplinare, che è stato finora pressoché ignorato nello studio di questa tematica; l’ottica di lungo periodo, utile per prestare la necessaria attenzione agli elementi di continuità e di discontinuità nei discorsi e nelle rappresentazioni delle paure dell’Europa.

Ultimo aggiornamento: 03/09/2019 12:05
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