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Etnografia dei saperi e delle esperienze della subalternità

Tipologia
Progetti ordinari
Programma di ricerca
Ricerca Locale
Ente finanziatore
Università di Torino
Budget
13.902,4 €
Periodo
06/04/2016 - 05/04/2018
Responsabile
Prof. Roberto Beneduce

Partecipanti al progetto

Descrizione del progetto

Il progetto si prefigge la costruzione di un archivio di contro-memorie subalterne, non come mero luogo fisico in cui si contengono documenti, ma vero e proprio dispositivo che produce conoscenza sulla condizione attuale della subalternità. Tale archivio interattivo e interdisciplinare vuole portare alla luce i saperi incorporati all’archivio stesso e quanto rischia di rimanere spesso occultato: i) i rapporti di forza che in ogni società delimitano lo spazio del dicibile e del visibile; ii) la dialettica fra continuità e discontinuità nei confronti di analoghe pratiche che nel passato sono state attuate su soggetti colonizzati o provenienti dalle ex-colonie (identificazione bio-metriche, internamento amministrativo nelle colonie francesi, ecc.) e oggi si riproducono su cittadini immigrati, rifugiati o membri di minoranze, allo scopo di far emergere i comuni presupposti e le forme di potere che sottendono tali pratiche.

Fasi progettuali (3) e metodi di ricerca

  1. Prima fase: ricognizione critica del dibattito che negli ultimi anni si è sviluppato intorno alle nozioni di egemonia e subalternità, conoscendo un considerevole sviluppo nei paesi anglosassoni (i Cultural Studies, in particolare), dove però sono emerse anche debolezze e contraddizioni (come nel caso dei Subaltern Studies, le cui riflessioni, pur innovative nel decostruire le formazioni discorsive egemoniche, si sono fondate su una lettura parziale dell’opera gramsciana). La riflessione cercherà di articolare un confronto fra tali nozioni e concetti satelliti quali servitù volontaria, schiavitù, dipendenza, resistenza, paternalismo, verbali segreti, obbedienza superstiziosa, che, nelle diverse discipline hanno voluto interrogare i rapporti di potere fra gruppi, classi e soggetti o la produzione di rapporti di dipendenza, e analizzare le economie che concorrono alla loro riproduzione. L’analisi vuole indagare, inoltre, la legittimità e i limiti della dicotomia desiderio/interesse, che un paternalismo giuridico sembra assumere come non problematica. Al tempo stesso saranno esplorate situazioni particolari quali la migrazione dall’Africa e il profilo che vi assume la questione del debito, ad esempio, per il ruolo peculiare che vi occupano rapporti di dipendenza ed economie del dominio. Tale analisi storica, politologica, sociale, sarà condotta secondo il metodo della ricerca comparativa.
  2. Seconda fase: analisi etnografica dell’esperienza della subalternità, ossia delle vicende dei soggetti la cui condizione di sofferenza, esclusione e precarietà produce particolari mondi morali e specifiche forme di resistenza, invenzione o auto-rappresentazione. Esplorare queste esperienze all’interno di distinti scenari (lo stato-nazione e la sua crisi, le migrazioni e le politiche della cittadinanza, le leggi di mercato, le società del Maghreb) significa identificare le nuove mappe di una subalternità che vede ridefiniti incessantemente i suoi profili all’interno di spazi geopolitici, culturali e simbolici inediti, e raccogliere quelle testimonianze che negli “interstizi normativi, stabili o in formazione” (Levi) non cessano di produrre contro-memorie (Foucault, Ginzburg, Liptzig). A seguito di indagini già intraprese da alcuni membri del team di ricerca, la domanda se i subalterni possano o no parlare si trasforma in quella relativa ai modi in cui i subalterni ricordano, e a tale scopo, saranno esplorate le memorie sociali di gruppi particolari (lavoratori stranieri, vittime della tratta, richiedenti-asilo, membri di minoranze, membri di partiti politici di opposizione), concepiti come luoghi della subalternità nell’attuale orizzonte neo-liberale. Il metodo sarà quello etnografico (osservazione partecipante, interviste semi-strutturate).
  3. Terza fase: analisi dei rapporti di potere implicati nei processi di produzione della conoscenza, che rendono invisibile il proprio ruolo e alimentano l’illusione (la dimensione immaginaria) di una conoscenza oggettiva e libera da vincoli. Nel porre al centro del progetto il problema di come studiare attori, rapporti e processi che spesso non lasciano tracce della loro esistenza nei prodotti della conoscenza (archivi di contro-memorie), e la cui stessa produzione di tracce è condizionata dai rapporti di potere soggiacenti, le azioni realizzate si rivolgono a indagare la subalternità come immersa in una storicità (da taluni modelli lasciata sullo sfondo, rischiando così di ontologizzare tale concetto e ridurne la portata). Sarà promossa una analisi delle tecniche che – nel nominare, identificare e classificare, distinguere e gerarchizzare – hanno contribuito a costituire spazi di subalternità e forme di controllo (About). Nell’esplorare questi archivi del disordine, la ricerca esplorerà i principi della loro organizzazione con metodo interdisciplinare: quelli che, affidando ai guardiani il potere di conservare, interpretare e riunire documenti e memorie, definiscono anche le strutture del comando (Foucault, Derrida).

Innovazione rispetto allo stato dell'arte

I limiti derivanti da una lettura parziale del testo gramsciano (Buttigieg  2009; Capuzzo 2009; Filippini 2011; Green 2007; Liguori 2011; Modonesi 2008) e la necessità di ripensare i concetti di dominio e di resistenza (Chandra 2015; Hibou 2013; Ludden 2002) sono assunti dal nostro gruppo di lavoro per sviluppare una riflessione critica sulle diverse forme di coscienza storica (Varna e Sinha 2015) e sulle storie del quotidiano (Guyer 1995), nel solco di un’alleanza strutturale fra microstoria e antropologia (Grendi 1977). Persino quando i gruppi subalterni si ribellano, scrive Gramsci, “subiscono l’iniziativa dei gruppi dominanti”. Questa consapevolezza sostiene un suggerimento metodologico: l’importanza di esplorare ogni traccia d’iniziativa autonoma e i segni di “valore inestimabile” che lasciano le vite dei nuovi infami. Nell’introdurre una rottura rispetto alle strategie meramente filologiche, s’introdurrà una prospettiva interdisciplinare e comparativa che sia “legata alla vita”.

Ultimo aggiornamento: 03/09/2019 10:59
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